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Diabete di tipo 1, la vitamina D svolge un ruolo nella prevenzione?

Diabete di tipo 1, la vitamina D svolge un ruolo nella prevenzione?

La supplementazione di vitamina D potrebbe ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 1 nei bambini particolarmente sensibili. Lo affermano gli autori del recente studio, The Environmental Determinants of Diabetes in the Young (TEDDY), pubblicato su Diabetes, che hanno valutato la possibile correlazione tra livelli del 25-idrossivitamina D [25(OH)D] e l’autoimmunità dell’insula, condizione che anticipa il diabete.
“Abbiamo valutato i livelli di 25(OH)D nel sangue già in età precoce e in tutto il periodo dell’infanzia per determinare una possibile influenza sul rischio di autoimmunità dell’insula” hanno specificato gli autori, aggiungendo di aver cercato di individuare la presenza di alcuni polimorfismi del gene della vitamina D che potessero modificare l’effetto dei livelli del 25(OH)D sul rischio di diabete di tipo 1.
Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune cronica con un’incidenza crescente in tutto il mondo, soprattutto alle latitudini più elevate. La vitamina D rappresenta un fattore protettivo per il diabete di tipo 1 in quanto regola il sistema immunitario e l’autoimmunità, e, come ormai risaputo, lo stato della vitamina D varia a seconda della latitudine.
La supplementazione di vitamina D nell’infanzia potrebbe essere associata ad un rischio minore di diabete di tipo 1, ma ad oggi c’è una sostanziale discordanza negli studi. “Questi risultati discrepanti potrebbero essere dovuti a caratteristiche dello studio, a variazioni di popolazione nei livelli di 25(OH)D e/o ad insuccesso nel considerare la variazione genetica nel pathway della vitamina D. Per questo motivo è stata esaminata la possibile associazione nell’infanzia tra la concentrazione di vitamina D e lo sviluppo di autoimmunità dell’insula, ipotizzando inoltre che tale associazione potesse essere modificata da varianti genetiche.
Gli autori dello studio, con a capo Jill Norris, professoressa della Colorado School of Public Health e della University of Colorado Anschutz Medical Campus, Aurora, CO, USA, hanno seguito 8.676 bambini con un rischio genetico elevato di diabete di tipo 1 provenienti da 6 centri clinici, 3 negli Stati Uniti e 3 in Europa.
La condizione di autoimmunità dell’insula è stata definita come positività ad almeno uno degli autoanticorpi sottoposti a screening (GADA, IAA o IA-2A) nel corso di due o più visite di controllo.
Dai dati ottenuti è emerso che i livelli circolanti di 25(OH)D più elevati nell’infanzia erano associati ad un rischio più basso di autoimmunità dell’insula. Pur avendo ottenuto dei risultati interessanti, lo studio non è stato in grado di valutare la relazione tra autoimmunità dell’insula e la carenza vitamina D in quanto solo il 6% dei bambini nello studio caso-controllo risultava essere carente. Siamo ancora lontani dal rispondere alla domanda “La supplementazione di vitamina D previene il diabete?”, pertanto sono necessari ulteriori studi che si occupino del reale effetto preventivo che la vitamina D potrebbe avere nei soggetti geneticamente predisposti a sviluppare il diabete di tipo 1. Intanto siamo sulla buona strada.