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La dieta mediterranea difende il cervello dei diabetici. Aiuta a preservarne la memoria e le capacità mentali

La dieta mediterranea difende il cervello dei diabetici. Aiuta a preservarne la memoria e le capacità mentali

La dieta mediterranea, ricca di cereali integrali, legumi, grassi vegetali buoni e pesce, fa bene ai pazienti con diabete, ne protegge il cervello, in particolare le funzioni cognitive e la memoria. È quanto suggerito da uno studio diretto da Josiemer Mattei della prestigiosa Harvard T.H. Chan School of Public Health a Boston e pubblicato sulla rivista Diabetes Care. Lo studio ha coinvolto per due anni 913 individui, in parte diabetici. Ciascuno ha compilato questionari alimentari per stimare la ‘fedeltà’ alla dieta mediterranea o ad altri regimi alimentari più o meno salutari. Ebbene è emerso che mentre per i non diabetici seguire la dieta mediterranea si associa principalmente a effetti protettivi per la memoria, nei diabetici gli effetti protettivi riguardano anche la sfera cognitiva e le capacità mentali superiori, dette esecutive. È probabile che gli effetti protettivi della tradizione mediterranea sul cervello del diabetico siano dovuti al fatto che questa dieta migliora il controllo glicemico. “Questo studio – spiega, intervistato dall’ANSA, Francesco Purrello dell’Università di Catania – dimostra chiaramente che nei pazienti con diabete, più ancora che nella popolazione generale, il benessere si costruisce a tavola. Sapevamo che la dieta mediterranea ci protegge da malattie cardiovascolari, ma questa ricerca ci dimostra effetti importanti sul cervello, finora non dimostrati”, sottolinea Purrello che è anche Presidente della Società Italiana di Diabetologia. Considerando che in Italia 2 pazienti su 3 con diabete hanno più di 65 anni, si capisce bene quanto sia importante preservare in questi pazienti varie funzioni cerebrali che rischiano di deteriorarsi con l’età”. “Tutti ci invidiano la dieta mediterranea – conclude Purrello. In realtà dobbiamo stare molto attenti nel nostro paese, perché proprio noi che l’abbiamo “inventata” rischiamo adesso, nel processo di globalizzazione, di staccarci sempre di più da quelle sane abitudini alimentari: molta verdura, frutta, legumi, pesce azzurro, poca carne rossa, olio d’oliva”.

Fonte: Ansa